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THE PERFORMANCE PRISM
The Scorecard for Measuring and Managing Business Success
di Andy Neely, Chris Adams, Mike Kennerley
Edizione Financial Times - Prentice Hall 2002
Per l'acquisto: amazon.com
Questo è un libro ad alto valore aggiunto, consigliato
a tutti coloro che sono interessati ad ampliare i propri orizzonti
sulla gestione della performance. Gli autori, pur proponendo
un framework per la gestione della performance alternativo
alla Balanced Scorecard, offrono spunti decisamente suggestivi
anche per i fautori più “ortodossi” della
Balanced Scorecard.
Tre le idee alla base del libro:
- "non è più accettabile, o perfino
fattibile, per le organizzazioni concentrarsi solo sulla soddisfazione
di un insieme limitata dei loro stakeholder, tipicamente gli
azionisti e i clienti, se vogliono sopravvivere e prosperare
nel lungo termine
- le strategie, i processi e le capacità debbono essere
allineate ed integrate affinché un’organizzazione
sia posizionata al meglio per creare valore reale per i propri
stakeholder
- le organizzazioni ed i loro stakeholder devono riconoscere
che le loro relazioni sono reciproche”. L’organizzazione
deve soddisfare i propri stakeholder e gli stakeholder devono
contribuire al successo dell’organizzazione
Nonostante il molto parlare sull’argomento, molte organizzazioni
non hanno ancora un efficace sistema di misurazione e gestione
della performance. Spesso hanno introdotto misure che hanno
condotto a comportamenti indesiderati. Questo libro spiega
come porsi nelle condizioni migliori per poter arrivare alla
definizione di un efficace sistema di gestione della performance
tagliato su misura per la propria organizzazione.
Il libro può essere diviso in tre parti principali.
La prima parte del volume esplora le sfide che debbono affrontare
i manager nell’attuale contesto competitivo e stabilisce
perché è necessario un nuovo sistema di misurazione
e gestione della performance. La seconda parte spiega come
è strutturato il Performance Prism ed esplora la selezione
delle misure stakeholder per stakeholder. La terza parte spiega
come il Performance Prism può essere implementato ed
usato in pratica.
La prima parte è veramente notevole. Nell’introduzione
gli autori danno alcune definizioni dei termini fondamentali.
Definizioni doverose se, come fanno notare, la misurazione
della performance è un argomento molto discusso ma
raramente definito. Poi nel primo capitolo passano a definire
le relazioni tra soddisfazione degli stakeholder e contribuzione
degli stakeholder al successo dell’organizzazione. Molto
spesso si dà per scontato che il contributo derivi
come naturale conseguenza dalla soddisfazione e quindi si
misura solo quest’ultima. In effetti non è sempre
così ed il sistema di misurazione dovrebbe tener conto
di entrambi gli aspetti per evitare sorprese indesiderate.
Come è fondamentale che nel sistema le misure dalla
performance siano allineate con le strategie, i processi e
le capacità dell’organizzazione. Quando si misurano
le cose sbagliate, o si misura nel modo sbagliato, si otterranno
come risultato comportamenti indesiderati, completamente non
allineati con la strategia dell’organizzazione. Nel
secondo capitolo gli autori dissertano sulla gestione della
performance di business nell’era dell’informazione
e della comunicazione, sull’importanza degli asset intangibili,
sul costo della misura e sull’eccesso di dati e di informazioni
a disposizione del management. Il terzo capitolo, intitolato
“gestire con le misure”, fornisce alcune indicazioni
fondamentali su come sviluppare un sistema di misurazione
della performance. Veramente notevoli la chiarezza e la completezza
con cui l’argomento viene affrontato. Tra l’altro
il libro è correlato con un CD-Rom dove sono raccolte
e documentate decine e decine di indicatori della performance.
Questo capitolo è una vera fonte di ispirazione. Come
il successivo che indaga a fondo sulla gestione delle relazioni
con gli stakeholder dell’organizzazione. Gli autori
identificano, tra i tanti stakeholder di un’organizzazione,
i cinque stakeholder fondamentali: gli investitori, i clienti,
il personale, i fornitori ed i regolatori. Per ciascuno di
essi esplorano gli elementi di soddisfazione e quelli di contribuzione
evidenziando quanto sia importante non trascurare certe relazioni,
e certi aspetti della relazione, a vantaggio di altre. Con
il capitolo cinque si entra nella seconda parte del volume.
Qui gli autori chiariscono la struttura del Performance Prism,
sul quale non ci dilungheremo, rimandando per un approfondimento
all’articolo pubblicato sull’argomento nell’aggiornamento
di novembre. Nei successivi capitoli, dal sesto al decimo,
gli autori approfondiscono l’argomento delle relazioni
con le cinque classi di stakeholder fondamentali andando a
selezionare gli indicatori più appropriati per misurare
e gestire la performance relativa. La terza parte del libro
è costituita dall’undicesimo capitolo che illustra
come può essere implementato ed usato il Performance
Prism, attraverso l’esperienza della filiale inglese
di DHL. Nel dodicesimo ed ultimo capitolo gli autori tirano
le conclusioni di quanto espresso nei capitoli precedenti
ed indicano un processo a dieci step per costruire un nuovo
efficace sistema di gestione della performance.
Per Neely, Adams e Kennerley, la gestione delle relazioni
con tutti gli stakeholder significativi per l’organizzazione
è la chiave per operare con successo nel contesto competitivo
attuale.
A mio parere il framework proposto è decisamente interessante
e le argomentazioni che gli autori portano a supporto sono
di grande spessore. Il punto debole è costituito dalla
maggior complessità sia concettuale che di utilizzo.
Infatti i meccanismi logici alla base del Performance Prism
non sono così immediati come quelli della Balanced
Scorecard e questo fatto probabilmente ne limiterà
la diffusione. Indipendentemente dal giudizio che si può
avere sul framework proposto, questo libro rappresenta un
ulteriore contributo all’evoluzione del pensiero sulla
gestione strategica della performance.
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L ’organizzazione
degli architetti della Balanced Scorecard
Robert S. Kaplan e
David P. Norton
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