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Fabrizio
Bocci
ALCUNE RIFLESSIONI SU UNA CRISI GLOBALE

Questa crisi mondiale non è
contingente, è sistemica e strutturale. Ed essendo
sistemica e strutturale è più difficile da affrontare
e superare. Dopo anni di prosperità ci troviamo a meditare
su un futuro che lascia ben pochi spazi a speranze se non
si prendono provvedimenti urgenti. Il problema vero è
che non è chiaro quali provvedimenti debbano essere
presi e da chi, vista la complessità che ci troviamo
ad affrontare (interdipendenza globale), gli attori coinvolti
(tutti) ed il fatto di non avere significativi riferimenti
passati dai quali trarre spunto (la grande depressione del
'29?). Tante ricette sono state proposte, ma più che
azioni risolutive sembrano azioni palliative, per posporre
un tracollo piuttosto che per affrontarlo ed, eventualmente,
risolverlo.
L'approccio mentale alla gestione
della performance ci porta a pensare che, per trovare soluzioni,
è necessario capire innanzitutto quali sono le cause
che hanno generato il problema. Ed è su queste che
vorrei invitarvi a riflettere. Molti fanno risalire la genesi
della crisi attuale alla crisi dei mutui subprime di qualche
anno fa. Per me la crisi dei mutui statunitensi è stata
solo un ulteriore passaggio negativo di una crisi già
in atto da tempo. La madre di tutte le crisi, a mio parere,
non è finanziaria bensì economica, iniziata
precedentemente ed occultata attraverso un incremento del
debito, pubblico e privato (soprattutto di quello statunitense).
L'espansione della
capacità produttiva ed il debito a sostegno della crescita
Vediamo di chiarire. Il sistema economico attuale
è un sistema capitalistico che si basa su una serie
infinita di interdipendenze ed un equilibrio molto delicato
tra domanda ed offerta, o meglio tra capacità di acquisto
ed offerta. Affinché ci sia una crescita sostenibile,
l'espansione produttiva deve essere sostenuta da un'adeguata
capacità di acquisto. Negli anni '60 e '70 la domanda
era nettamente superiore all'offerta e il sistema ha potuto
crescere ed evolvere generando un benessere diffuso in tutto
l'occidente. Il sistema ha iniziato ad andare in crisi quando
la capacità di produrre ha superato la capacità
di acquisto. Fino a quando il gap è stato limitato,
ad andare in crisi erano singole aziende, le più deboli,
che non trovavano più facili spazi di mercato in cui
operare. Questo era visto non come primo sintomo di una crisi,
ma come una dinamica naturale della concorrenza per cui nessuno
si era preoccupato più di tanto. La ricetta suggerita
era banale: bastava essere più competitivi dei propri
concorrenti per stare sul mercato. Così il gap si è
ulteriormente allargato, ma le conseguenze di una espansione
smisurata della capacità produttiva mondiale sono state
completamente sottovalutate. Nuovi attori si sono affacciati
da protagonisti nel mercato globale con manodopera a basso
costo ed un fortissimo, e legittimo, desiderio di maggiore
benessere. La crisi rischiava di dilagare da singole aziende
a sistemi e distretti aziondali e da questi a sistemi-paese.
La capacità produttiva, che continuava ad
aumentare, non trovava più sbocchi naturali e qualcuno
pensò che la crescita andasse supportata con il debito,
sia al consumo che pubblico. Questo è stato, a mio
parere, il punto di non ritorno. Il là ad un volano
negativo di cui oggi paghiamo tutti le nefaste conseguenze.
Il debito di per se non è negativo. E' l'abuso del
debito che è negativo: il pagare debito con ulteriore
debito. Si è abusato del debito per sostenere una espansione
produttiva che non era naturalmente sostenibile. Si poteva
agire prima? Sì. Perché non lo si è fatto
quando le conseguenze sarebbero state inferiori? Perché
nessuno di quelli che avevano acquisito un certo benessere
voleva rinunciarci (paesi sviluppati), perché chi quel
benessere non lo aveva ancora conseguito vedeva una possibilità
concreta di migliorare le proprie condizioni (paesi emergenti).
Perché molti hanno ritenuto vantaggioso lucrare finanziariamente
adesso, su risorse disponibili, forse, in futuro. Meglio per
tutti continuare a finanziare l'espansione produttiva con
il debito di alcuni.
Oggi la capacità produttiva globale resta molto superiore
alla capacità di acquisto globale, che si è
ulteriormente ridotta nei paesi occidentali e che non è
stata compensata dalla maggiore capacità di acquisto
nei paesi emergenti. In questo scenario i paesi con alto debito
ed un sistema di impresa non competitivo (vedi l'Italia) sono
quelli in maggiore sofferenza.
Tutti, chi più, e molto
di più, e chi meno, e molto di meno, abbiamo tratto
benefici dalla disponibilità adesso di risorse che,
naturalmente, sarebbero state rese disponibili in futuro.
Ma sarebbe ingiusto trarre la conseguenza che "tutti
colpevoli nessun colpevole". Ci sono state persone che
più di altre hanno esasperato il meccanismo, accellerando
gli effetti di una crisi che, più tardi nel tempo,
comunque ci sarebbe stata.
Accanto a questa causa principale,
se ne sono aggiunte altre. Due mi sembrano particolarmente
significative.
Lo squilibrio nella
distribuzione del reddito
Negli ultimi anni si è assistito ad una iniqua
distribuzione del reddito nei paesi occidentali, che arricchendo
ulteriormente le classi alte ed impoverendo ed indebitando
le classi medio-basse, ha contribuito a ridurre in maniera
determinante la capacità di acquisto di queste ultime
minando le fondamenta stesse del sistema economico attuale.
Vi domando: gira di più l'economia se 1 miliardo di
euro è nelle disponibilità di una sola persona
o se 10.000 euro sono nella disponibilità di 100.000
persone? Non dimentichiamoci che la retribuzione del personale,
che a livello di conto economico di una singola azienda è
una voce di costo, a livello socio-economico complessivo è
un fattore di sostentamento della domanda.
Negli ultimi anni, troppo reddito è stato dirottato
dalle tasche dei consumatori e dagli investimenti in azienda
alla finanza creando uno squilibrio profondo che ha accelerato
(e non causato) la crisi. Tanti imprenditori hanno smesso
di fare gli imprenditori allettati dai giochi della finanza
che richiede tempi sempre più brevi e ritorni sempre
più elevati.
Qualche volta chi si lamenta perché i consumi languono
dovrebbe chiedersi i motivi che determinano questa stagnazione.
Se un'azienda delocalizza in paesi dove la manodopera costa
di meno, può ottenere un vantaggio competitivo rispetto
alla concorrenza. Se in massa le aziende delocalizzano non
solo il vantaggio competitivo si annulla ma, fattore ancora
più grave, si contribuisce ad impoverire ulteriormente
il mercato interno. Non voglio mettere in discussione la libertà
di impresa (ogni imprenditore è libero di produrre
dove desidera), solamente far notare che certe volte quello
che può essere un vantaggio nel breve, soprattutto
se sono in pochi ad attuare determinate azioni, si traduce
in uno svantaggio nel lungo termine, soprattutto se sono in
molti ad attuarle. Se i compratori non hanno soldi per comprare,
delle due l'una: o non comprano o comprano indebitandosi.
D'altronde del debito altrui tutti ne beneficiano in qualche
modo. Gli Stati Uniti, sono sempre stati accusati di consumismo,
ma del loro consumismo tutti ne hanno (e ne abbiamo) tratto
vantaggi diretti o indiretti. Cosa succederebbe se gli Stati
Uniti decidessero di ridurre drasticamente il loro debito
pubblico? L'interdipendenza dei mercati è ormai strettissima
e quello che accade ad un paese ha ripercussioni fortissime
anche negli altri. Per questo motivo la Cina continua a sostenere
il debito pubblico americano: le conseguenze di una crisi
negli Stati Uniti si manifesterebbero in una riduzione drastica
della crescita di Pechino (ovviamente ci sono anche altre
ragioni del perché la Cina sostiene il debito americano
e di altri paesi).
Interesse individuale
e bene pubblico
Negli ultimi anni si è assistito in tutto
il mondo occidentale ad un orientamento a risposte individuali
rispetto a risposte che tenessero conto dell'interesse comune.
Il concetto di bene comune è stato archiviato e si
è perso il senso di "evolvere insieme" che
aveva animato i padri fondatori dell'Europa. "Ciascuno
per sé e Dio per tutti" sembra il motto che in
questi anni ha animato individui, famiglie, partiti, nazioni.
Questo ha fatto si che all'etica del bene comune si sia sostituita
quella del vantaggio individuale. Pensate solo alla politica.
Una volta si entrava in politica per un afflato ideologico,
oggi si entra in politica per interesse personale. Partiti
ed organizzazioni sono, in molti casi, solo strumenti da usare
per arrivismo personale. Ma una Europa comunitaria ed un mondo
globalizzato hanno bisogno di risposte globali, non individuali.
Chi si occupa di scenari mondiali e di fare previsioni sullo
sviluppo globale ha ben presente che non si può continuare
a stampare moneta all'infinito e che, prima o poi, la situazione
esploderà. Eppure nessuno vuole affrontare di petto
il problema. L'unica prospettiva di lavoro sembra quella di
ritardare il più possibile questo momento, e non è
detto che tutti coloro che possono influenzare più
di altri gli eventi, siano d'accordo su questo punto. Trovare
soluzioni non è semplice, ma si potrebbe cominciare
a parlare, con la massima apertura mentale, senza preclusioni
di sorta, di: crescita/decrescita pilotata, di limiti alla
finanza globale, di orientamento della spesa pubblica, di
armonizzazione dei sistemi (almeno in Europa). Di come fare
per riconvertire capitale che serve ad impoverire (in mano
alla finanza, o peggio, alla speculazione finanziaria) in
capitale che serve per rinvigorire il sistema economico e
sociale (in mano a chi produce reddito da lavoro).
E in Italia?
In Italia, altri fattori hanno
determinato un aggravio ulteriore della situazione:
- una gestione, quantomeno discutibile,
delle risorse pubbliche ha minato la capacità di
acquisto dei cittadini, costretti a pagare servizi che potevano
(e dovevano) essere finanziati attraverso la tassazione
- un'evasione fiscale che non ha corrispettivi
in occidente ci costringe ad una tassazione tra le più
alte in Europa
- la presenza delle mafie che contaminano
intere regioni del Sud non consente uno sviluppo sano del
potenziale di queste regioni
- la corruzione dilagante che ha compromesso
lo sviluppo di un mercato competitivo
- un debito pubblico che in periodi di forte
speculazione finanziaria pesa come un macigno sulla testa
di tutti noi
Cosa si può fare? Siamo
pressati dall'Europa e dai mercati. Quindi è necessario
dare risposte che abbiano un impatto nel breve per tamponare
una situazione critica. Detto questo, bisogna avere la capacità
di pensare a più lungo termine e di mettere in atto
azioni che strutturalmente ci portino a liberare risorse destinate
ad invertire (o lenire) la tendenza recessiva senza gravare
sul debito pubblico. Ci sarebbero tantissime cose da fare.
Ne cito solo alcune che dovrebbero essere inserite in un piano
più organico:
-
chiudere la stagione dei tagli lineari
all'amministrazione pubblica ed avviare una seria spending
review per eliminare in maniera intelligente sprechi di
risorse, senza intaccare funzioni e servizi, ma anzi potenziandoli
dove occorre. Se in alcune amministrazioni si fa di più
con meno risorse, gli spazi per un netto miglioramento
e per sostanziali risparmi di risorse ci sono.
-
ripensare agli investimenti statali
in opere pubbliche. In questo momento, grandi opere pubbliche
non motivate da una seria analisi sui vantaggi futuri
e non inserite in un coerente piano sistemico, dovrebbero
essere abbandonate a favore di interventi più piccoli
mirati a mettere in sicurezza il territorio ed il patrimonio
urbanistico ed edilizio. Si otterrebbero alcuni vantaggi
sostanziali: oltre a quelli di scopo, si farebbero lavorare
realtà più piccole, distribuite in tutto
il territorio, facendo girare l'economia locale, si darebbe
uno sbocco a tante imprese in forte crisi che lavoravano
nell'edilizia residenziale, senza aumentare i volumi abitativi.
-
orientare lo sviluppo economico, non
distribuendo risorse a pioggia, ma sostenendo, in maniera
mirata, quelli che sono i mercati più promettenti.
-
sostenere la cultura e promuovere il
turismo. E' impensabile che la nazione prima al mondo
per patrimonio culturale non sia la prima al mondo per
flussi turistici.
-
porre un freno alla corruzione nell'amministrazione
pubblica. Recepire le norme europeee, introdurre pene
più severe per chi lavorando nella pubblica amministrazione,
accetta tangenti e mazzette, e pensare alla possibilità
di risarcimenti, rivalendosi sui contributi versati ai
fini pensionistici. "Hai arrecato un danno allo stato
con un comportamento indebito ed un vantaggio personale?
Ci rivaliamo sulla tua pensione ed il tuo TFR".
-
lotta senza quartiere a tutte le mafie.
Sono un lusso che non possiamo più permetterci.
-
lotta all'evasione fiscale, sia con
pene più severe, sia con una grande opera di prevenzione.
-
controllo maggiore su come vengono
spesi i soldi che lo stato dà alle aziende partecipate.
Se vengono dati per il servizio pubblico, deve essere
dimostrato che si tratti effettivamente di servizio pubblico
(vedi Trenitalia ed altre realtà similari)
-
attuare una deburocratizzazione intelligente
dello stato e delle regioni
-
attuare liberalizzazioni sostenibili
e revisioni delle concessioni
-
sostenere una agricoltura di qualità,
frenando l'abbandono della terra e rivedendo le filiere
alimentari
E ce ne sarebbero tante altre
di importanza non minore.
Conclusioni
La crisi è sistemica
e, a mio parere, irreversibile. Se andiamo avanti così,
senza radicali cambiamenti, tutti ne usciremo mediamente con
le ossa rotte. Dico mediamente perché ci sarà
chi ci lascia le penne e chi si farà solo qualche graffio.
Mi viene in mente la barzelletta dell'orso:
Ci sono due escursionisti che
avvistano un orso. Quest'ultimo li vede e comincia a correre
verso di loro. Un escursionista grida "è meglio
fuggire a gambe levate". L'altro "è inutile,
non puoi correre più veloce dell'orso". Ancora
il primo "dell'orso no, ma di te sì".
Ecco questa è l'aria
che si respira a livello internazionale. Tutti sono consapevoli
che un aggravamento della crisi sarebbe per tutti controproducente,
ma, nel caso che si avverasse, la tendenza è di lasciare
il cerino in mano ai più deboli (o ai più sprovveduti).
In questo scenario una speculazione finanziaria senza frontiere
sta spolpando le residue risorse di questi ultimi, tra i quali
ci siamo purtroppo anche noi. Non significa che non si possa
uscire, ma che per farlo è necessario andare oltre
al sistema economico così come è stato concepito
fino ad oggi. Se ciò non è possibile, iniziamo
almeno ad allenarci per correre un po' più veloci di
quanto è attualmente nelle nostre capacità
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