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BALANCE SCORECARD REVIEW
BOCCI RISPONDE |
32)
Portare a compimento un'azione o un progetto può essere
considerato un obiettivo da perseguire?
31)
Che cosa è la polarità di un indicatore?
30)
Si dice "la" balanced scorecard o "il"
balanced scorecard?
29)
Posso usare l'indicatore per esprimere come farò a
raggiungere l'obiettivo? Ad esempio se l'obiettivo è
"Incrementare la qualità", posso usare come
indicatore "Diminuire il numero di pezzi difettosi"?
28)
Perché le recensioni che fate sono per la maggior parte
di libri in lingua inglese?
27)
Che cosa è lo scaling?
26)
Se un obiettivo è misurato attraverso due o più
indicatori, quale è il criterio da usare per affermare
che l'obiettivo è stato raggiunto?
25)
Qual'è il significato di performance e come mai usate
il termine inglese invece che la traduzione italiana?
24)
Certe volte non è chiaro come posizionare gli obiettivi
nelle prospettive della BSC. Un obiettivo come "migliorare
i tempi di consegna" è più opportuno collocarlo
nella prospettiva dei processi interni o in quella del cliente?
23)
Si può adottare la Balanced Scorecard nelle organizzazioni
noprofit?
22)
Ho notato che i vari autori e consulenti propongono due diverse
rappresentazioni della BSC, a croce e sequenziale.Che differenza
c'è, quale è l'approccio migliore?
21)
Quale è la differenza tra mission e vision?
20)
Perché la prospettiva della crescita ed apprendimento
è chiamata prospettiva degli intangibili?
19)
Che cosa è e che funzioni dovrebbe avere l'Office of
Strategy Management (OMS)?
18)
Che cosa è la Workforce Scorecard?
17)
Che differenza c'è tra obiettivi e indicatori?
16)
Perché relativamente alla Balanced Scorecard si parla
di doppio feedback?
15)
Cosa significa stakeholder? Che differenza c'è tra
skakeholder e shareholder?
14)
Chi è il proprietario della misura?
13)
Come si determinano i target nella BSC?
12)
Perché un'azienda privata italiana dovrebbe adottare
la Balanced Scorecard?
11)
Quale differenza c'è, se c'è, tra i termini
"responsibility" e "accountability"?
10) Quali
sono i limiti della Balanced Scorecard?
9) Qual è
la differenza tra i livelli di servizio e gli indicatori della
BSC?
8) Nella Balanced
Scorecard sono più efficaci le misure singole o gli
indici della performance?
7)
Come si costruisce un indice della performance?
6)
Esiste un legame provato tra soddisfazione degli stakeholder
e risultati aziendali superiori?
5) Può
la Balanced Scorecard essere utilizzata come sistema di reporting
verso l’esterno?
4) Che cosa è
un performance index (indice di performance)?
3) Che differenza
c’è tra Performance Measurement ( misurazione
della performance) e Performance Management (gestione della
performance)?
2) Quali sono
le differenze tra la Balanced Scorecard e la KPI Scorecard
(key performance indicator Scorecard)?
1) Qual è
la migliore soluzione software per la Balanced Scorecard?
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32) Portare a compimento un'azione o un progetto
può essere considerato un obiettivo da perseguire?
Si, comunque, l’uso di
obiettivi di questo genere dovrebbe essere ridotto al minimo
e consentito ove non sia possibile una valida alternativa.
Può verificarsi che l’obiettivo desiderato sia
la realizzazione di un progetto pluriennale, come “informatizzare
i servizi erogati dalle sedi territoriali di una amministrazione”.
In questo caso potrebbe essere interessante andare a monitorare
ogni anno lo stato di avanzamento dei lavori (SAL), per verificare
se è in linea con quanto desiderato in modo da concludere
il progetto nei tempi prefissati. In questo caso l’obiettivo
può rimanere come enunciato, l’indicatore sarà
dato dallo stato avanzamento lavori ed il target annuale sarà
definito come la % dei lavori che dovrebbero essere realizzati
entro il periodo di rilevazione
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31) Che cosa è la polarità di un indicatore?
Quando
si valuta la performance è necessario sapere se, nella
dimensione di performance misurata da uno specifico indicatore,
il valore conseguito, confrontato con il target desiderato,
rispecchia una performance più o meno buona rispetto
all'obiettivo che si sta perseguendo. Se ad un aumento del
valore conseguito corrisponde una performance migliore rispetto
all'obiettivo che si sta perseguendo,allora l'indicatore ha
polarità positiva. Se ad un aumento del valore conseguito
corrisponde una performance più scadente rispetto all'obiettivo
che si sta perseguendo, allora la polarità dell'indicatore
è negativa.
Obiettivo |
Indicatore |
Polarità |
Razionale |
| Incrementare i ricavi |
Fatturato |
Positiva |
Più aumenta il fatturato,
più di incrementano i ricavi |
Migliorare la qualità
del prodotto |
N. pezzi difettosi/N. pezzi prodotti
in % |
Negativa |
Più aumenta la % dei pezzi
difettosi meno migliora la qualità
del prodotto |
Sembra un'operazione banale
attribuire una polarità all'indicatore rispetto all'obiettivo
che si sta misurando, ma, come fa notare Paul Niven, ci sono
casi in cui questo meccanismo non è di facile applicazione.
Ad esempio supponiamo che l'obiettivo sia migliorare il servizio
di assistenza sociale e l'indicatore sia n. di casi in carico
per operatore. Da un lato, più si aumenta il numero
di casi più si estende il servizio altri utenti e più
si aumenta l'efficienza, dall'altro, più si aumenta
il numero di casi e più diminuisce il tempo operatore
per singolo caso, con il rischio di diminuire la qualità
per assistito. In questo ed in casi simili, è necessario
riflettere sulle dinamiche e soprattutto avere chiaro ciò
che effettivamente si desidera ottenere.
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30) Si dice "la" balanced scorecard o "il"
balanced scorecard?
Scorecard
è un sostantivo inglese neutro. Poiché in italiano
non esiste la forma neutra, quando un nome di cosa è
usato nella nostra lingua, senza traduzione, è necessario
assegnare al sostantivo o il genere femminile o quello maschile.
Qualcuno afferma che il neutro inglese dovrebbe prendere il
maschile in italiano, ma di fatto, non esistono regole ferree
(vedi "la city, la chat, la performance, etc.). Si potrebbe
ragionevolmente pensare di dare il maschile o il femminile
a seconda di una ipotetica traduzione italiana del nome. Ma
anche qui abbiamo delle eccezioni: diciamo il management (trad.
la gestione) e non la management.
Quindi che fare? Bé pressoché tutto il mondo
del management e più in generale del business italiano
dice LA Balanced Scorecard. Solo in sanità
esiste una comunità di professionisti ed accademici
che dice IL Balanced Scorecard, pensando
al "sistema" (relazione comunque debole) piuttosto
che alla "scheda" (relazione decisamente più
forte). Ma questa attribuzione non è stata fatta propria
dal resto del mondo sanitario.
Pur lavorando per il Ce.Ri.S.Ma.S. dove è prevalente
l'uso del "IL", non ho mai rinunciato
all'uso del "LA" che, personalmente,
ritengo più appropriato e di uso più comune.
La lingua evolve con il parlato e con quelle che diventano
consuetudini, ma qualunque sia la scelta (il o la), in mancanza
di regole certe, non vedo particolari problemi
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29) Posso usare l'indicatore per esprimere come farò
a raggiungere l'obiettivo? Ad esempio se l'obiettivo è
"Incrementare la qualità", posso usare come
indicatore "Diminuire il numero di pezzi difettosi"
?
Un errore da evitare è
proprio quello di usare un verbo per esprimere l’indicatore,
trattandolo come una sorta di sotto-obiettivo che specifica
ulteriormente l’obiettivo stesso, o le modalità
con cui questo può essere ottenuto. È chiaro
che l’indicatore non è un sotto-obiettivo e quindi
non può essere espresso in questi termini.
Vediamo un’espressione errata ed una corretta di indicatore.
Formulazione errata:
| OBIETTIVO |
INDICATORE |
| Incrementare la qualità |
Diminuire il numero di pezzi difettosi rispetto a quelli
prodotti |
Formulazione corretta:
| OBIETTIVO |
INDICATORE |
| Incrementare la qualità |
numero di pezzi difettosi / numero di pezzi prodotti
|
Se per incrementare la qualità
è opportuno diminuire i difetti, non è l’indicatore
che deve tener conto di questa relazione nella sua espressione.
Sarà il target che andremo a definire che terrà
conto della riduzione desiderata rispetto ad un periodo precedente
di rilevazione.
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28) Perché le recensioni che fate sono per la maggior
parte di libri in lingua inglese?
Questa non è una domanda
propriamente tecnica sulle tematiche del performance management,
ma mi fa piacere comunque rispondere. Ci sono varie ragioni
per cui la maggioranza dei testi che recensiamo è in
lingua inglese:
- L'inglese è di fatto la lingua
ufficiale usata internazionalmente per le pubblicazioni
sulle tematiche del management . Tutte le riviste accademiche
internazionali più qualificate sono in inglese
- In particolare, la letteratura, ma anche
l'esperienza dei paesi anglosassoni sull'argomento "Performance
Management" o su temi complementari è molto
più vasta ed approfondita di quella italiana, sia
che si parli di aziende private, sia che si parli di amministrazioni
pubbliche.
- Bisogna riconoscere, con molta umiltà,
che molte delle "grandi idee" intorno al performance
management sono state sviluppate in lingua inglese, l'esempio
più eclatante è proprio rappresentato dalla
Balanced Scorecard. Ma anche "Blue Ocean Strategy",
un libro fondamentale per chi si occupa di strategia,
è stato scritto da autori non anglofoni, in inglese.
- Varie sono le opportunità
di trovare recensioni in italiano di libri italiani,
mentre le possibilità di reperire recensioni in
italiano di testi scritti in inglese sull'argomento "Performance
Management" sono molto scarse. Balanced Scorecard
Review offre l'opportunità di approfondire i contenuti
di un testo internazionale, magari dal titolo allettante,
prima di decidere un acquisto.
Non siamo malati di esterofilia,
ma crediamo fortemente nella circolazione delle idee, nello
scambio di esperienze e nell'apprendimento continuo. Pensiamo
sia fondamentale mettere il naso fuori dai nostri confini
per vedere cosa fanno gli altri e, magari, dare il nostro
modesto contributo culturale ad una crescita comune: è
il mezzo più efficace per superare quel provincialismo
e quell'autoreferenzialità che purtoppo ancora esistono
in una parte dell'accademia italiana.
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27) Che cosa è lo scaling?
Stanley Smith Stevens, noto
psicologo americano, che nel 1946 ha introdotto le scale di
misura (scala nominale, scala ordinale, scala ad intervalli
equivalenti e scala a rapporti equivalenti), ha dato di "scaling"
una stringatissima ma efficace definizione: scaling è
l’assegnazione di oggetti a numeri in accordo ad una
regola.
Possiamo dire che lo scaling è il processo di associazione
di costrutti qualitativi ad unità di misura quantitative.
Lo scopo dello scaling è di rendere numericamente confrontabili
oggetti che, intrinsecamente, non lo sono. Pensiamo, ad esempio,
alla rappresentazione quantitativa di giudizi o di comportamenti.
Tra le varie tecniche di scaling quelle che più interessano
nella misurazione della performance sono quella di Likert
e quella a differenziale semantico.
Scala di Likert -
Si chiede di esprimere un'opinione in merito ad una affermazione
scegliendo tra un numero limitato di opzioni.
Ad esempio:
Le competenze del mio collaboratore
sono adeguate alle mansioni che svolge |
1 |
Non sono per niente d'accordo |
2 |
Non sono d'accordo |
3 |
Sono indeciso |
4 |
Sono d'accordo |
| 5 |
Sono completamente d'accordo |
Oppure:
Le competenze del mio collaboratore
sono adeguate alle mansioni che svolge |
1 |
Non sono per niente d'accordo |
2 |
Non sono d'accordo |
3 |
Sono d'accordo |
| 4 |
Sono completamente d'accordo |
Impostare un numero pari o
dispari di opzioni non è un elemento trascurabile.
Un numero pari significa forzare chi risponde ad una presa
di posizione, più o meno positiva o più o meno
negativa. Un numero dispari permette a chi deve esprimersi
di non sbilanciarsi, rifugiandosi nella neutralità
del "sono indeciso"
Scala a differenziale
semantico - Consiste nella valutazione di un costrutto
o di un oggetto attraverso una scala ancorata a due aggettivi
opposti.
Ad esempio:
| Rispetto alle mansioni
che svolge,
le competenze del mio collaboratore sono |
Scadenti 1 - 2 - 3
- 4 - 5 Ottime |
Anche in questo caso valgono
le considerazioni già fatte per quanto riguarda il
numero, pari o dispari, delle opzioni.
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26) Se un obiettivo è misurato attraverso due o più
indicatori, quale è il criterio da usare per affermare
che l'obiettivo è stato raggiunto?
Non c'è un criterio
univoco per affermare che un obiettivo è stato raggiunto,
se la misurazione della performance relativa a tale obiettivo
è effettuata utilizzando due o più indicatori.
Si può scegliere tra differenti soluzioni. Una prima
consiste nel trattare l'obiettivo come un indice e seguire
le indicazioni fornite in questa sezione per la costruzione
degli indici (vedere risposta alla domanda 7). Un'altra consiste
nel prendere come riferimento il risultato peggiore: basta
che uno dei target non venga raggiunto per considerare non
raggiunto l'obiettivo, o, ribaltando il punto di vista, l'obiettivo
è raggiunto se tutti i target sono raggiunti o superati.
Nel primo caso la gestione è più complessa.
Per ogni indicatore è necessario fare un'operazione
di normalizzazione della scala ed attribuire un peso che ne
identifichi l'importanza. La misurazione dell'obiettivo avverrà
tramite una formula matematica espressa dalla somma pesata
dei valori (normalizzati) raggiunti dai vari indicatori in
questione. Nel secondo caso la gestione è decisamente
più semplice, poiché non occorre ne normalizzazione
ne pesatura. Teniamo sempre presente che scegliere un criterio
piuttosto che l'altro può portare a valutazioni completamente
diverse. Nel primo caso ottime performance relative ad un'indicatore
possono nascondere problemi relativi alle dimensioni della
performance misurate da altri indicatori. Nel secondo caso
un performance mediocre relativa ad un indicatore meno significativo,
porterebbe ad inficiare la valutazione complessiva della performance
anche se i progressi ottenuti nelle altre dimensioni misurate
fossero ottimi.
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25) Qual'è il significato di performance e
come mai usate il termine inglese invece che la traduzione
italiana?
Performance è un termine
contentore, nel quale "ciascuno inserisce i concetti
che ritiene più attinenti, lasciando al contesto prendersi
cura della definizione"(1)
Il significato che personalmente attribuisco a performance,
in accordo con altri studiosi, vedi Corveillac e Bourguignon
citati in (2), è quello di "un mix tra il risultato
dell'agire e l'agire che ha portato a tale risultato".
Può sembrare a prima vista una definizione un po' fumosa,
in effetti non è così. Spesso il termine performance
è usato con il significato di risultato: la sua performance
è stata ottima = ha ottenuto degli ottimi risultati.
Ma focalizzarsi solo sui risultati vuol dire rinunciare all'altra
metà della storia, cioè, a come questi risultati
sono stati ottenuti. Pensate a due studenti, Franco e Giovanni,
che svolgono un compito in classe. Franco prende 7 e Giovanni
prende 8. Se noi teniamo conto solo del voto possiamo dire
che la performance di Giovanni è stata migliore della
performance di Franco. Ma come è stato ottenuto questo
risultato? Franco ha studiato alacremente ed ha applicato
ciò che ha studiato, Giovanni non ha studiato ed ha
ottenuto questo voto copiando. Sapendo come è stato
ottenuto il risultato, possiamo ancora dire che la performance
di Giovanni è stata migliore di quella di Franco? Credo
proprio di no. Qualcuno potrebbe obiettare che ciò
che conta alla fine è solo il risultato (come si dice
.... business is business). A coloro che mi pongono questa
obiezione rispondo così. Supponete di essere un imprenditore
che si trovi nella necessità di assumere una figura
professionale chiave per l'attività dell'azienda, con
specifiche competenze tecniche. Il selezionatore organizza
un test scritto per valutare le competenze tecniche di due
candidati, guarda caso, Franco e Giovanni. Entrambi passano
il test con le votazioni e le modalità riportate sopra.
Preferireste assumere Franco o Giovanni?
Per quanto riguarda l'uso del termine inglese, mi trova d'accordo
in quanto la traduzione italiana "prestazione" assume
significati differenti in base agli ambiti in cui viene usata
e questo può dare adito a dubbi: ad esempio se si parla
in Sanità di prestazione, non si pensa al significato
che abbiamo appena attribuito al termine performance, ma piuttosto
alla prestazione medica. Per estrapolare il discorso da un
ambito specifico ed evitare fraintendimenti preferisco sempre
usare il termine inglese.
(1) Lebas M., Euske K.
- A conceptual and operational definition of performance -
in "Business Performance Measurement" a cura di
Andy Neely - Cambridge University Press
(2) Idem
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24) Certe volte non
è chiaro come posizionare gli obiettivi nelle prospettive
della BSC. Un obiettivo come "migliorare i tempi di consegna"
è più opportuno collocarlo nella prospettiva
dei processi interni o in quella del cliente?
Le prospettive della Balanced
Scorecard sono delle rappresentazioni che ci aiutano nella
costruzione logica della mappa strategica, sono schemi mentali
che facilitano la traduzione della strategia in una serie
di obiettivi coerenti, collegati tra loro attraverso relazioni
causa effetto. I confini delle prospettive, intese come "territori
di intervento", non sono mai netti. Anche per le prospettive
si conferma il carattere descrittivo e non prescrittivo della
BSC, che deve essere un abito tagliato a misura della strategia
dell'organizzazione, piuttosto che un insieme di norme da
seguire per migliorare la performance aziendale: è
lo strumento che si adatta all'organizzazione e non viceversa.
Venendo al nostro problema, se i tempi di consegna sono considerati
un attributo fondamentale del servizio/prodotto offerto dall'impresa
ai propri clienti, sono, cioè, considerati un elemento
chiave della proposta di valore che l'azienda fa ai propri
clienti, allora l'obiettivo "migliorare i tempi di consegna"
può essere collocato nella prospettiva cliente e nella
prospettiva dei processi interni verranno presi in considerazione
i processi chiave da migliorare per migliorare i tempi di
consegna. Se, invece,i tempi di consegna sono visti come un
elemento da migliorare a livello di processi interni per incrementare
la soddisfazione del cliente, allora si potrebbe considerare
"migliorare i tempi di consegna" come un obiettivo
da raggiungere nella prospettiva dei processi interni collegato
all'obiettivo "incrementare la soddisfazione del cliente",
posizionalo nella prospettiva del cliente. Non è importante
quale delle due soluzioni si adotti, quanto la coerenza dei
rapporti causa effetto che legano gli obiettivi tra loro nella
mappa strategica. Il confine tra due prospettive è
solo un'asticella che noi, convenzionalmente, poniamo al livello
che consideriamo più opportuno. Se, una volta definita,
la mappa strategica ci sembra robusta, coerente e convincente,
vuole dire che si è lavorato bene al di là di
tutte le convenzioni utilizzate per costruirla.
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23) Si può adottare la Balanced Scorecard nelle organizzazioni
noprofit?
La risposta è assolutamente
affermativa: la Balanced Scorecard può essere utilizzata
anche in organizzazioni noprofit (o not-for-profit). Quello
che è assolutamente necessario fare è disegnare
una mappa strategica espressamente pensata per un'organizzazione
noprofit. Questo, a mio parere, è il passaggio più
critico: identificare quante prospettive usare ed in che ordine
strutturarle nella mappa per rispecchiare il più possibile
la specifica realtà. Si tratta di un passaggio delicato
perché si definisce come la mission dell'organizzazione
viene declinata in risultati da raggiungere e nell'operatività
quotidiana che dovrebbe permettere di raggiungerli. Alle organizzazioni
noprofit suggerisco di utilizzare uno schema di BSC a tre
prospettive: la prospettiva dei risultati, quella dei processi
e quella delle risorse. E' un modello semplice che aiuta la
riflessione e risulta molto efficace se utilizzato correttamente.
L'attenzione va posta soprattutto alla prospettiva dei risultati
che devono essere coerenti con la mission dell'organizzazione
e devono tener conto dei vari stakeholder dell'organizzazione
stessa. Definire correttamente gli obiettivi in questa prospettiva
permette di inquadrare nella giusta luce quelli che sono i
processi chiave da migliorare per raggiungere tali risultati
e di identificare i rapporti causa effetto tra gli obiettivi
nella prospettiva dei processi e gli obiettivi nella prospettiva
dei risultati. Una volta definiti i processi chiave si identificano
come debbono essere le risorse a disposizione dell'organizzazione
per poterli eseguire nel migliore dei modi. Disegnata la mappa
strategica, si procede poi alla individuazione delle azioni
da compiere, alla selezione degli indicatori ed all'impostazione
dei target, come in una BSC tradizionale.
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22) Ho notato che i vari autori e consulenti propongono
due diverse rappresentazioni della BSC, a croce e sequenziale.
Che differenza c'è, quale è l'approccio migliore?
La rappresentazione a croce è stata
introdotta da Kaplan e Norton quando hanno originariamente
proposto la Balanced Scorecard come strumento per la misurazione
della performance multidimensionale. A quell'epoca, per gli
autori era importante soprattutto evidenziare come, grazie
alla BSC si potessero prendere in considerazione, accanto
alle misure a carattere economico-finanziario, anche altre
misure in grado di fornire all'organizzazione utili indicazioni
in merito alla sua performance futura.

Nella figura sopra è mostrata la
rappresentazione a croce.
Nell'evoluzione della Balanced Scorecard gli
autori hanno evidenziato non solo l'importanza del legame
tra BSC e strategia, ma anche come la Balanced Scorecard potesse
diventare lo strumento ideale per descrivere e comunicare
la strategia e per monitorare i progressi di performance ottenuti
nell'esecuzione della stessa. Ha quindi assunto un'importanza
vitale la mappa strategica come rappresentazione delle catene
di rapporti causa effetto che legano i risultati desiderati
con i driver della performance futura. Questo ha portato Kaplan
e Norton a proporre una diversa rappresentazione della BSC
che tenesse maggior conto di queste relazioni: la rappresentazione
sequenziale. La prospettiva al livello più alto è
quella di risultato. A seguire le prospettive dove sono rappresentati
i driver della performance che dovranno portare al conseguimento
dei risultati desiderati.
| Prospettiva
Economico-Finanziaria |
Obiettivi |
Misure |
Target |
|
Prospettiva
del Cliente |
Obiettivi |
Misure |
Target |
Iniziative |
Prospettiva
dei
Processi Interni |
Obiettivi |
Misure |
Target |
Iniziative |
Prospettiva
della
Crescita ed Aprrendimento |
Obiettivi |
Misure |
Target |
Iniziative |
Nella figura sopra è mostrata la
rappresentazione sequenziale.
Kaplan e Norton, come altri autori e consulenti,
hanno abbandonato da tempo la rappresentazione a croce per
orientarsi verso quella sequenziale, più consona ad
una rappresentazione visuale della strategia.
A mio parere, questo è stato un grande passo avanti:
dall'uso della BSC come semplice sistema di reporting bilanciato
all'uso della BSC come strumento per la gestione strategica
della performance dell'organizzazione. Quindi ritengo decisamente
preferibile la rappresentazione sequenziale rispetto quella
a croce.
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21) Quale è la differenza tra mission e vision?
In un'organizzazione, sia pubblica
che privata, mission e vision esprimono due concetti differenti.
Mentre la mission risponde alla domanda "perchè
esistiamo", la vision dovrebbe rispondere alla domanda
"cosa vogliamo diventare", o, "dove vogliamo
arrivare". Con la mission si individua uno scopo, attraverso
la vision si definisce un'orizzonte. Mission, vision e valori
costituiscono i tre elementi che dovrebbero ispirare ed orientare
le decisioni e le azioni dell'organizzazione.
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20) Perché la prospettiva della crescita ed apprendimento
è chiamata prospettiva degli intangibili?
Kaplan e Norton (K&N),
nel primo capitolo del loro penultimo libro Strategy Maps,.
affermano che la "prospettiva della crescita
ed apprendimento descrive i beni intagibili di un'organizzazione
ed il loro ruolo nella strategia. I beni intangibili possono
essere classificati in tre categorie: capitale umano, capitale
informativo, capitale organizzativo". Da
qui il motivo per cui c'è si è portati ad identificare
gli intangibili con la crescita e l'apprendimento. Questa
affermazione ha dato il via ad una grande discussione sull'argomento.
Sebbene non si sia ancora pervenuti ad una definizione univoca
di "intangible assets", in quanto ogni autore che
abbia scritto sull'argomento ha dato una interpretazione personale
del significato di "intangible", c'è ormai
una certa convergenza, da parte degli studiosi dell'argomento,
nel considerare questi beni suddivisi in tre categorie: capitale
umano, capitale relazionale e capitale strutturale. Questa
classificazione non è stata presa in considerazione
da K&N, probabilmente perché non si conciliava
con la struttura a prospettive della BSC e soprattutto con
il loro intento di dedicare ai beni intangibili una sola prospettiva.
Quindi i due autori hanno pensato ad una "nuova"
suddivisione degli intangibili più allineata, se possiamo
rubare il termine, con lo strumento che li ha resi famosi.
Se da un lato considerare come beni intangibili solo quelli
indicati da K&N può essere alquanto riduttivo,
dall'altro, questa classificazione, seppur concettualmente
riduttiva, permette di conservare la semplicità e l'efficacia
del framework.
Di fatto anche K&N sono ben consapevoli che i beni intangibili
di un'organizzazione non si esauriscono nelle tre categorie
da loro proposte, infatti nel capitolo sette dello stesso
volume correggono il tiro affermando che la prospettiva della
crescita ed apprendimento "contiene gli obiettivi
e le misure relative alle tre componenti dei beni intangibili
essenziali per implementare ogni strategia: il capitale umano,
il capitale informativo ed il capitale organizzativo"
e che i beni intangibili comprendono anche altri elementi.
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19) Che cosa è e che funzioni dovrebbe avere l'Office
of Strategy Management (OMS)?
Kaplan e Norton in un articolo
comparso sul numero di ottobre 2005 di Harvard Business Review,
hanno coniato il termine "Office of Strategic Management
(OMS)", letteralmente "ufficio della gestione della
strategia", per definire quell'unità aziendale
a cui dovrebbe essere demandato il compito di orchestrare
la formulazione e l'esecuzione della strategia in aziende
di grandi dimensioni. Fondamentalmente, il compito di questa
nuova unità di supporto dovrebbe essere quello di allineare
i processi manageriali chiave con la strategia dell'impresa,
coordinandone e gestendone l'esecuzione.
Kaplan e Norton identificano una serie di funzioni base che
dovrebbero essere eseguite da questa unità di supporto:
- Creare e gestire la Balanced Scorecard
- Allineare l'organizzazione
- Rivedere periodicamente la strategia
- Sviluppare la strategia
- Comunicare la strategia
- Gestire le iniziative strategiche
- Integrare le priorità strategiche
con altre funzioni di supporto (pianificazione e budgeting,
allineamento delle risorse umane, knowledge management)
Questa unità di supporto
dovrebbe rispondere direttamente all'amministratore delegato
dell'azienda ed essere posizionata al pari di altre funzioni
quali finanze, marketing. In molti casi, però, questo
posizionamento non è realizzabile e l'OSM viene conglobato
in una funzione già in essere all'interno dell'azienda.
Ovviamente questa struttura può aver senso in un'azienda
di grandi dimensioni, dove esistono varie unità di
business ed è reale il rischio di scollamento tra la
strategia "corporate" e quella delle unità
di business e di supporto o, perlomeno, dove una mancanza
di coordinamento non permentte di sfruttare al meglio certe
sinergie interne che solo nelle iimprese di certe dimensioni
si possono generare.
I rischi che si possono correre creando una simile unità
sono quelli di dotare l'impresa di un'ulteriore infrastruttura
che appesantisce l'organizzazione e ne amplifica gli apetti
burocratici più che rendere più efficace l'esecuzione
della strategia. Come sempre, il successo di un'iniziativa
non è solo una questione di strumenti utilizzati, ma
anche di persone e di cultura organizzativa.
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18) Che cosa è la Workforce Scorecard?
Workforce
Scorecard è un termine coniato da Mark Huselid, Brian
Becker e Richard Beatty nel libro "The Workforce Scorecard:
managing human capital to execute strategy" Harvard Business
School Press 2005. La Workforce Scorecard è una derivazione
della Balanced Scorecard di cui conserva l'architettura in
prospettive e la struttura in obiettivi, indicatori, target
ed iniziative. Il focus della Workforce Scorecard è
nell'esecuzione della strategia da parte del capitale umano
dell'organizzazione. Lo scopo per cui utilizzarla è
misurare e gestire il successo della forza lavoro nell'eseguire
la strategia dell'organizzazione. E' convinzione degli autori
che un'organizzazione necessiti di una strategia di business,
una strategia della forza lavoro ed una strategia della funzione
Risorse Umane. Queste tre strategie sono esplicitate, misurate
e gestite rispettivamente attraverso la Balanced Scorecard,
la Workforce Scorecard e la HR Scorecard. La Workforce Scorecard
rappresenta l'anello di collegamento tra la HR Scorecard e
la Balanced Scorecard.
Le quattro prospettive della Workforce Scorecard sono:
- Workforce Success
- Leadership and Workforce Behaviors
- Workforce Competencies
- Workforce Mind-set and Culture
La sequenza con la quale sviluppare
le tre scorecard è quella di iniziare con la BSC, passare
poi alla WSC e quindi alla HRSC.
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17) Che differenza c'è tra obiettivi ed indicatori?
Gli obiettivi rappresentano
le priorità strategiche che l'organizzazione si dà
nell'ottica di migliorare la propria performance. Possono
essere visti anche come le criticità sulle quali l'organizzazione
focalizza l'attenzione ed attua specifiche azioni per il miglioramento
della propria performance. Possiamo dire che sono i fattori
critici di successo sui quali punta l'organizzazione per raggiungere
i risultati economico-finanziari desiderati. Gli indicatori
sono le misure che l'organizzazione sceglie per rilevare i
progressi fatti nel perseguimento degli obiettivi. Le misure
sono collegate agli obiettivi e sono selezionate sulla base
degli obiettivi che l'organizzazione si è data. Ad
esempio, se l'obiettivo è facilitare l'accesso agli
edifici dell'organizzazione da parte delle persone disabili,
una misura potrebbe essere il numero di edifici dotati di
rampe di accesso per persone con disabilità motoria
sul totale numero degli edifici dell'organizzazione. Alcune
volte gli obiettivi sono espressi in modo sintetico e comprendono
anche la misura che si utilizza per monitorarli ed il target
di riferimento, cioè il livello di performance desiderato
per considerare un obiettivo raggiunto. Ad esempio rientrano
nel comune parlare aziendale frasi del tipo "il nostro
obiettivo è di aumentare il fatturato di un 5%".
In effetti l'obiettivo è "incrementare il fatturato",
la misura è "il fatturato", il target da
raggiungere è " il 5% in più rispetto all'anno
precedente". Per motivi di chiarezza di impostazione
sarebbe opportuno evitare queste sistesi in fase di elaborazione
della BSC e tenere ben separati obiettivi, indicatori e target.
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16) Perché relativamente alla Balanced Scorecard si
parla di doppio feedback?
Si parla di doppio feedback
proprio per lo stretto legame che la Balanced Scorecard crea
tra la strategia e l'operatività, cioè il piano
d'azione. Un primo feedback è tipicamente operativo.
Attraverso la Balanced Scorecard verifico se sto eseguendo
correttamente la strategia.E' un feedback tipico sull'allineamento
delle risorse e dei processi con quanto formulato a livello
strategico. Il secondo feedback è quello più
propriamente strategico, se la strategia è eseguita
correttamente, ma i risultati conseguiti non sono all'altezza
di quelli attesi allora, probabilmente c'è qualcosa
che non va nelle assunzioni fatte alla base della strategia
oppure è mutato il contesto nel quale l'organizzazione
si trova ad operare. Quindi devo in qualche modo modificare
la strategia per poter correggere opportunamente la rotta.
Alcuni usano i termini di strategia deliberata per intendere
quella formulata "ufficilamente" dall'organizzazione
e di strategia emergente per intendere quella che emerge dal
feedback strategico come possibile soluzione agli scarsi risultati
ottenuti. Personalmente preferisco parlare di strategia, che
a mio parere è sempre deliberara, più o meno
esplicitamente, e di correzioni delle assunzioni strategiche.
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15) Cosa significa stakeholder? Che differenza
c'è tra stakeholder e shareholder?
Gli stakeholder di un'impresa
sono i portatori di interesse che ruotano intorno all'organizzazione.
Rappresentano l'universo delle persone e delle entità
interessate ai prodotti, ai servizi, allo stato ed al benessere
dell'organizzazione. Una volta venivano identificati con i
clienti, gli investitori, i fornitori e i dipendenti dell'impresa
(i cosidetti stakeholder tradizionali). Oggi si tende ad allargare
il mix degli stakeholder includendo anche i regolatori, i
gruppi di pressione, l'opinione pubblica ed i media, la comunità,
i concorrenti, i potenziali dipendenti, i potenziali investitori,
i partner, ed altri ancora (i cosidetti stakeholder emergenti).
Visto l'ampliamento del mix di stakeholder, gestirne le relazioni
è diventato decisamente più complesso che in
passato, anche se, nella maggior parte dei casi, i collegamenti
più stretti rimangono quelli con un gruppo limitato:
gli investitori, i clienti, i dipendenti, i fornitori ed i
regolatori. In dipendenza dall'importanza strategica di questi
stakeholder per il business dell'impresa, sarà opportuno
definire obiettivi ed indicatori che tengano conto della loro
soddisfazione e del contributo che questi possono dare al
successo dell'impresa.
Gli shareholder sono invece gli azionisti dell'impresa, coloro
che ne posseggono quote di capitale. Anche gli shareholder
sono ovviamente stakeholder dell'impresa, infatti rientrano
nel gruppo degli investitori insieme alle banche e ad altri
eventuali finanziatori.
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14) Chi è il proprietario della misura?
Il proprietario di una misura
è colui che deve rendere conto (accountability) del
conseguimento dei risultati di una specifica dimensione della
performance la cui rilevazione avviene, appunto, attraverso
quella misura. E' anche la persona che deve avere il potere
di agire per migliorare il livello di performance lungo quella
dimensione. Non è detto che sia la stessa persona che
acquisisce i dati relativi a quella misurazione, anzi molto
spesso non lo è. Non bisogna confondere i due ruoli
che sono completamente differenti: il proprietario della misura
x rende conto del raggiungimento della performance desiderata
lungo la dimensione x, il responsabile dell'acquisizione dei
dati rendere conto che l'aggiornamento dei valori, relativi
alla misura x, sia corretto e puntuale. Quando si progetta
una BSC ad ogni misura deve essere assegnato un proprietario
ben definito (nome e cognome) responsabile del raggiungimento
dei risultati di performance attesi lungo quella dimensione
definita dalla misura stessa. Ovviamente il proprietario deve
avere pieno possesso delle conoscenze e delle leve per conseguire
il risultato desiderato. Spesso nelle organizzazioni che adottano
sistemi di gestione o perlomeno di misurazione della performance
non vengono definiti i proprietari delle misure o, se vengono
definiti, non vengono delegate a loro le leve necessarie per
adottare con successo azioni mirate al miglioramento. Questo
è un tipico problema organizzativo che la BSC, se impostata
correttamente, mette senz'altro in evidenza. Le soluzioni
che si adottano per risolvere questo problema possono condizionare
la riuscita dell'intero progetto: se non sono adeguate probabilmente
si riuscità a misurare la performance, ma sarà
molto difficile gestirla per migliorarla.
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13) Come si determinano i target nella BSC?
Prima di tutto diamo
una definizione di target:
target è il livello quantificabile della
performance desiderata per un determinato obiettivo da raggiungere
in un determinato orizzonte temporale.
E’ importante tener presente sempre entrambe le componenti
della definizione: livello ed orizzonte temporale.
Il target è legato alla misura usata per quantificare
un particolare aspetto della performance conseguita in relazione
ad un determinato obiettivo.
La misura (livello di performance conseguita) è confrontata
con il target (livello di performance desiderata), nell’orizzonte
temporale prestabilito, per valutare come si sta comportando
l’organizzazione rispetto ad un determinato obiettivo
strategico e per prendere conseguentemente le decisioni più
appropriate per ridurre un eventuale gap negativo tra i due
livelli. I target costituiscono quindi un elemento fondamentale
del “Contratto sulla performance” che si stabilisce
con l’applicazione della Balanced Scorecard nell’organizzazione.
I criteri di determinazione dei target dipendono dalla “familiarità”
che l’organizzazione ha con la relativa misura e dalle
iniziative messe in atto a sostegno di un miglioramento più
o meno consistente della performance.
Se una determinata misura è in atto da tempo all’interno
dell’organizzazione, allora ci si può basare
su dati storici ed analisi di trend: si ha una base dati da
utilizzare, perlomeno come punto di partenza. Se quella misura
rappresenta una novità per l’organizzazione,
certamente bisogna tener conto di una fase di rodaggio nella
quale verificare che i target sia si sfidanti, ma anche raggiungibili.
Le fonti di ispirazione utilizzate per scegliere i target
più appropriati sono:
- ovviamente i dati storici e le analisi di trend
- vision, goal e strategia
- feedback da parte dei dipendenti
- feedback da parte di altri stakeholder
- confronto con strutture simili
- dati provenienti da analisi effettuate da terze parti
E’ chiaro che più i target sono sfidanti, più
l’organizzazione deve mettere in atto iniziative a supporto
del loro raggiungimento. Se target sfidanti non sono supportati
da iniziative adeguate, ed adeguatamente finanziate, difficilmente
verranno raggiunti. Questo fatto può ingenerare un
clima di sfiducia nella metodologia molto pericoloso.
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12 ) Perché un'azienda privata italiana dovrebbe adottare
la Balanced Scorecard?
Le sfide attuali a cui imprenditori
e manager di impresa devono far fronte sono molteplici ed
impegnative:
- Destreggiarsi nell’incertezza che domina la realtà
odierna e che rende sempre più difficile e costoso
fare business
- Adeguarsi ad una forte riduzione delle risorse disponibili
- Affrontare il passaggio da una concorrenza sul prodotto/servizio
ad una concorrenza sulla capacità di spesa del cliente
- Cogliere come trasformare i beni intangibili dell’organizzazione
in risultati concreti
- Capire come far evolvere la propria organizzazione da un
modello di business prodotto-centrico ad un modello di business
stakeholder-centrico
Accanto all’esigenza
di formulare una strategia vincente, diventa prioritaria l’esigenza
di eseguire in maniera efficace la strategia attraverso l’allineamento
di tutte le risorse dell’organizzazione alla strategia
stessa.
Nell’attuale contesto
competitivo, dominato dall’incertezza e dalla mutevolezza,
le imprese hanno bisogno di sapere per tempo se saranno in
grado di raggiungere i risultati prefissati. Da qui la necessità
di dotarsi di strumenti in qualche modo predittivi che diano
un indicazione tempestiva sia sulla corretta esecuzione della
strategia che sulla validità delle assunzioni strategiche
formulate.
Le misure economico finanziarie a consuntivo, seppure fondamentali,
sono inadeguate a fornire le risposte richieste. Bisogna prendere
in considerazione quelli che sono i driver della performance
futura. Uno tra gli strumenti più efficaci allo scopo
è proprio la Balanced Scorecard.
La Balanced Scorecard è
un framework che permette non solo di collegare le misure
della performance alla strategia ma di eseguire misure per
gestire la performance:
misurare per capire, capire per agire, agire tempestivamente
per raggiungere i risultati desiderati
Il fine ultimo della Balanced
Scorecard non è valutare la performance passata, bensì
ottenere i risultati desiderati. Per mezzo della mappa strategica
la Balanced Scorecard permette di collegare:
- i risultati economico finanziari che si vogliono ottenere
con la proposta di valore al cliente,
- la proposta di valore al cliente con l’eccellenza
nei processi interni chiave necessari per realizzarla,
- i processi interni chiave con i beni intangibili necessari
per eseguirli al meglio.
Quindi la Balanced Scorecard
consente di:
- creare un link tra beni intangibili e strategia, esplicitando
i rapporti causa effetto che collegano i beni intangibili
ai risultati desiderati
- rendere contestuale il valore dei beni intangibili di un’organizzazione
rispetto alla strategia messa in atto dalla stessa.
Grazie alla Balanced Scorecard
la strategia può essere comunicata a tutti i livelli
dell’organizzazione, l’allocazione delle risorse
può rispecchiare gli intenti strategici, tutti i collaboratori
possono essere allineati con la strategia, il feedback, oltre
che operativo, diventa anche strategico.
L’evoluzione della
Balanced Scorecard nell’ultimo decennio ha portato a
perfezionare lo strumento fino a renderlo un sistema completo
di gestione strategica della performance di un’organizzazione,
adeguato a rispondere a tutte le principali sfide che imprenditori
e manager si trovano ad affrontare.
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11) Quale differenza c'è, se c'è, tra i termini
"responsibiltity" e "accountability"?
Nella letteratura in lingua
inglese sulla misurazione e sulla gestione della performance
i due termini non sono esattamente equivalenti.
Il concetto di "responsibility" è legata
al dover agire.
Il concetto di "accountability" è legato
al rendere conto dell’azione fatta o fatta fare, al
rispondere per i risultati ottenuti.
In italiano entrambi vengono tradotti con un unico termine:
"responsabilità" in quanto "accountability"
non ha un termine diretto equivalente nella nostra lingua.
Lo stesso avviene per i due aggettivi collegati: "responsible"
ed "accountable" che sono tradotti entrambi con
il termine "responsabile".
Personalmente mi piace tenere distinti i due concetti e quindi
mantenere in italiano il termine inglese "accountability"
senza tradurlo, come faccio sempre con performance, che non
ha esattamente lo stesso significato di prestazione, o comunque
non sempre..
Purtroppo da anni a questa parte la cultura, e quindi, la
letteratura, manageriale esistente è dominata dall’inglese,
che è diventato pressoché uno standard per fare
circolare le idee sull’argomento. Anche chi non è
di lingua madre inglese, se vuole condividere la propria opinione
a livello internazionale è forzato ad usare questa
lingua.
E’ un dato di fatto di cui bisogna prenderne atto senza
drammatizzare più di tanto e senza sforzarsi di tradurre
in italiano, a tutti i costi, nuovi usi di termini inglesi.
Sta di fatto che in questi anni l’inglese è una
lingua che è progredita più della nostra, come
ricchezza di nuovi significati. Pensiamo a termini come performance,
accountability, readiness, responsiveness, tanto per citarne
alcuni del nostro settore.
Piuttosto dovremmo cercare di avere una piena comprensione
dei termini che utilizziamo in lingua straniera, per utilizzarli
nella maniera più appropriata ed evitare usi maldestri
e ridicoli come, esempio tipico, quello di “stage”.
Parola che si scrive nello stesso modo in francese ed in inglese,
ma che, nelle due lingue, non solo si pronuncia in modo differente
ma ha anche significati profondamente diversi. La maggior
parte degli italiani che usa questo termine gli dà
il significato francese, ma lo pronuncia come la parola inglese.
Sarebbe meglio a questo proposito rispolverare la parola italiana
apprendistato da un po’ di tempo in disuso, sostituita
dalla più esotica “stage”. In questo modo
molti accademici, consulenti e manager eviterebbero di fare
una pessima figura, specialmente di fronte ad un pubblico
straniero, sfoggiando un uso di “stage” ridicolamente
improprio.
A questo proposito è opportuno ricordare che performance
ha l’accento sulla seconda sillaba, sulla “o”
per intenderci. Mentre management ha l’accento sulla
prima sillaba cioè sulla prima “a”.
Non vuole essere una critica puntigliosamente accademica,
ne tantomeno uno sfoggio di conoscenza. Solamente un piccolo
contributo al miglioramento, a cui noi tutti tendiamo.
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10) Quali sono i limiti della Balanced Scorecard?
Anche in questo caso non è
facile rispondere. Sull’argomento in letteratura c’è
abbastanza confusione, Spesso si considerano limiti quelle
che sono barriere allo sviluppo e all’implementazione,
altre volte si individuano dei limiti perché non si
è capito a fondo lo strumento o le finalità
dello stesso.
Di seguito riporto per la discussione
alcuni dei limiti che sono stati evidenziati nel corso degli
ultimi anni. Non sono tutti, ma rappresentano un campione
significativo. Nel caso ce ne siano altri di particolare interesse
su cui desiderate un approfondimento, basta che mi scriviate
un e-mail di richiesta.
I limiti in questione sono:
1) Non tiene conto di tutti gli stakeholder dell’organizzazione
o meglio, privilegia alcuni stakeholder rispetto ad altri
2) Condensare la complessità di un’impresa nelle
quattro prospettive classiche è molto limitativo
3) I rapporti di causa effetto in realtà non sono lineari
come assunto nella mappa strategica
4) Tiene poco conto del contesto esterno
5) Alla gestione della performance non è associata
una gestione del rischio
Vediamoli uno ad uno.
1) Non tiene conto
di tutti gli stakeholder dell’organizzazione o meglio
ne privilegia alcuni rispetto ad altri.
Questo non è un limite teorico della Balanced Scorecard,
semmai è un limite di chi utilizza pedissequamente
la BSC come se fosse una ricetta preconfezionata da “applicare”
e non da “costruire ad hoc” per una specifica
organizzazione.
Gli azionisti, i clienti ed i dipendenti sono importanti ma
esistono altri stakeholder altrettanto importanti per alcuni
tipi di organizzazione, quali ad esempio i fornitori ed i
regolatori. Pensiamo ad un’impresa impegnata nella distribuzione
di materiale elettronico. Il rapporto con i fornitori è
di vitale importanza. Oppure pensiamo ad aziende che operano
in mercati o settori fortemente regolati. In questo caso il
rapporto con i regolatori è strategico. Certo, nella
maggior parte dei case study e degli schemi esemplificativi,
la BSC così come viene rappresentata non mette in particolare
evidenza l’importanza che può avere per un’organizzazione
il rapporto con questi tipi di stakeholder. Ma già
dal libro “The Strategy Focused Organization”
Kaplan e Norton avevano considerato nella prospettiva dei
processi interni l’importanza di “essere buoni
cittadini a livello corporate”, pensando soprattutto
al rapporto tra l’organizzazione ed i regolatori.
In effetti quello che è importante per un’organizzazione
che vuole implementare la Balanced Scorecard non è
tanto seguire il framework proposto in quanto tale per una
società generica, quanto piuttosto seguire il percorso
logico di traduzione della strategia in termini operativi
considerando la propria specificità. Se per l’organizzazione
è strategico perseguire certi obiettivi nel rapporto
con i fornitori, verranno di conseguenza considerati fondamentali
misure, target ed iniziative in tal senso.
Tra l’altro alcuni dicono che per le aziende profit-driven
non sono più i soli azionisti gli stakeholder di riferimento
e quindi contestano che la prospettiva economico-finanziaria
sia messa al top della mappa strategica. A mio parere quello
che è importante non è tanto chi è lo
“stakeholder di riferimento” quanto che un’azienda
profit-driven si ponga come obiettivo primario quello di generare
ricchezza e che quindi giustamente ponga la prospettiva economico-finanziaria
al primo posto. A quali stakeholder intenda poi distribuire
questa ricchezza è un discorso successivo. Come ha
detto una volta qualcuno “no money, no mission”.
2) Condensare la
complessità di un’impresa nelle quattro prospettive
classiche è molto limitativo.
Se per un’azienda le quattro prospettive classiche sono
limitanti, nulla vieta di considerare un numero maggiore di
prospettive o prospettive diverse. L’importante è
che la struttura rifletta la strategia aziendale. Anche in
questo caso non ci sono vincoli teorici, ma solamente vincoli
nella testa di chi progetta la BSC. Un’organizzazione
sceglie le prospettive che più sono confacenti alla
propria strategia e le ordina nella mappa strategica secondo
l’ordine che ritiene più opportuno.
E’ ovvio che se si tenta di applicare una BSC costruita
per una struttura sanitaria no-profit statunitense ad una
Azienda Sanitaria Locale italiana i conti non tornano. Ma
questo non dipende da un limite della BSC quanto da una progettazione
scadente. La BSC deve essere costruita ad hoc per ogni specifica
organizzazione. Non è uno strumento di valutazione
in mano a terzi che debbono giudicare la bontà dell’organizzazione,
è uno strumento di gestione strategica che serve all’organizzazione
per raggiungere gli obiettivi desiderati.
3) I rapporti causa
effetto in realtà non sono lineari come assunto nella
mappa strategica
E’ vero. Come il pensiero sistemico ci insegna i rapporti
causa effetto non sono lineari, ma, più o meno indirettamente,
circolari, in qualche modo a reazione compensativa. Inoltre
la causa e l’effetto non sono strettamente connessi
nel tempo e nello spazio. Questo è un grande limite
“teorico” della Balanced Scorecard, di cui anche
Kaplan e Norton hanno preso atto. Di fatto si potrebbero strutturare
balanced scorecard seguendo i principi della dinamica dei
sistemi. La domanda da porsi è: quanto è pronto
il management attuale ad abbracciare un’iniziativa di
questo genere?
Esiste un ottimo articolo sull’argomento scritto dal
compianto Barry Richmond e pubblicato su “Balanced Scorecard
Resort” Vol.3 N°1 del gennaio 2001 con una risposta
altrettanto intensa di David Norton, a cui rimando per ulteriori
approfondimenti.
Il mio parere è che i rapporti causa effetto possono
essere considerati lineari e comunicati come lineari. Spetta
ai consulenti e/o al “campione” della BSC farsi
carico di una verifica “sistemica” della mappa
strategica per evitare che vengano indotti comportamenti indesiderati
nell’organizzazione. La mappa strategica esplicita le
connessioni logiche secondo le quali verrà eseguita
la strategia. Un test di validazione “sistemica”
mi pare quanto mai necessario e doveroso per non minare il
successo dell’implementazione della BSC in azienda.
Quindi un buon test “sistemico” di validazione
delle misure può bilanciare, in qualche modo, la semplificazione
lineare dei rapporti causa effetto.
4) Tiene poco conto
del contesto esterno
Concordo. Di fatto nella BSC si tiene conto dell’ambiente
esterno solo in fase di formulazione della strategia o in
fase di revisione della stessa. Tutti gli indicatori di esecuzione
della strategia sono indicatori interni, anche se rivolti
ad entità esterne come i clienti. Se è vero
che nella maggior parte dei casi possiamo intervenire solo
sulle grandezze endogene è altrettanto vero che grandezze
esogene possono minare una corretta esecuzione della strategia.
Il mio consiglio è sempre di affiancare alla Balanced
Scorecard, utilizzata per gestire la performance dell’organizzazione,
un pannello di monitoraggio delle condizioni esterne che aiuti
l’organizzazione a capire come mutamenti in tali condizioni
possano influenzare la performance dell’organizzazione
stessa. Avere una serie di informazioni in tal senso sarebbe
un notevole supporto a quello che, nella gestione della performance,
viene definito come feedback strategico. Il monitoraggio dei
concorrenti, dei parametri demografici e macroeconomici, della
legislazione e di altre grandezze costituisce un momento fondamentale
non solo nella formulazione della strategia, ma anche nella
sua corretta esecuzione.
5) La gestione
della performance non è integrata con la gestione del
rischio.
Anche questa obiezione, piuttosto recente, mi trova concorde.
Questo credo che sia un problema comune a tutti i sistemi
di gestione della performance e quindi anche alla Balanced
Scorecard. E’ un terreno nuovo sul quale non sono stati
ancora costruiti dei solidi modelli ed anche a livello teorico
non si è fatto molto. E’ un terreno dove, tra
l’altro, il regolatore ci invita ad intervenire al più
presto. Quando gli accordi di Basilea II saranno a pieno regime,
la gestione del rischio operativo non sarà solo di
fondamentale importanza per le banche ma anche per tutte le
aziende che si rivolgono al sistema bancario. Integrare la
gestione del rischio con quella della performance sarà
uno dei must del pensiero manageriale dei prossimi anni. Oserei
aggiungere che, in un contesto competitivo così turbolento
e mutevole, oltre alla performance ed al rischio andrebbe
gestita anche l’incertezza. Ma qui si entra in un campo
che meriterebbe spazi ben maggiori di approfondimento.
Conclusioni.
La Balanced Scorecard non è un certamente un sistema
perfetto. E’ un sistema in continua evoluzione e miglioramento
che, se utilizzato correttamente, può contribuire in
maniera determinante al successo di una organizzazione. E’
un sistema aperto, è un sistema migliorabile. Un numero
sempre più consistente di ricercatori, accademici e
professionisti, si sta impegnando per renderlo uno strumento
sempre più adeguato all’esigenze di gestione
strategica delle organizzazioni d’oggi. Altri ricercatori,
accademici e professionisti, preferiscono liquidare la Balanced
Scorecard, e spesso tutto il pensiero sulla gestione strategica
della performance, come una moda passeggera su cui non vale
la pena di investire. Non c’è bisogno che vi
dica quale è la mia posizione.
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9) Qual è la differenza tra i livelli di servizio
e gli indicatori della BSC?
Non è una domanda facile
Un Service Level Agreement (SLA) è un contratto che
definisce la relazione tra il fornitore di servizio e il cliente
del servizio. I livelli di servizio sono i termini e le condizioni
di erogazione del servizio. Un SLA generalmente è stipulato
tra un'azienda ed un fornitore esterno del servizio. Da qualche
tempo l'SLA è utilizzato anche internamente alle aziende
di grandi dimensioni strutturate in business unit e service
unit (queste ultime chiamate anche share service center),
per definire le relazioni tra service unit (provider) e business
unit (customer). Contratti di questo tipo coprono tematiche
quali:
- cosa si aspetta il cliente
- cosa è in grado di fornire il provider
- quali sono gli standard di qualità che devono essere
rispettati
- quali sono i tempi di risposta
- quale è il costo del servizio
e cosi via.
Per fare sì che un SLA, una volta stipulato, sia gestito
efficacemente, sarebbe opportuno sviluppare un sistema di
indicatori di performance per valutare ciò che viene
erogato dal fornitore rispetto alle aspettative del cliente.
In sé per sé un SLA non contiene niente di strategico,
non definisce come l'unità di servizio può contribuire
al successo della strategia dell'organizzazione. La Balanced
Scorecard è un sistema di gestione strategica della
performance di una organizzazione. E' uno strumento per tradurre
la strategia in azione e verificare la corretta esecuzione
della strategia. Dalla mappa strategica e dalla BSC generali
dell'organizzazione vengono poi sviluppate in cascata le BSC
delle varie unita di business e di servizio dell'organizzazione
stessa. La BSC della unità di servizio, tipico caso
quella dei sistemi informativi (IS), è strutturata
basandosi su come è percepita strategicamente l'unita
stessa di servizio da parte della direzione centrale. Per
alcune organizzazioni l'IS deve essere focalizzata solo sui
costi e la qualità del servizio erogato alle business
unit, per altre l'Information Technology è al centro
della proposta di valore dell'organizzazione, che usa l'IT
per creare un vantaggio competitivo. In dipendenza da come
è "inquadrata" l'unità di servizio
all'interno dell'organizzazione posso mirare all'eccellenza
operativa (ottimizzo i costi), all'alleanza con le business
unit (miglioro la produttività della business unit),
alla leadership delle soluzioni (propongo e realizzo soluzioni
in grado di creare valore per l'organizzazione). Di conseguenza
varierà l'impostazione della BSC dell'unità
di servizio, gli obiettivi che voglio raggiungere e gli indicatori
che utilizzo per monitorare il livello di performance ottenuto
per un determinato obiettivo. I SLA, se in essere, varieranno
di conseguenza. In un'organizzazione che non gestisce strategicamente
la performance, i SLA definiscono i rapporti tra unità
di business e di servizio nello stesso modo in cui sarebbero
definite le relazioni tra unità di business ed erogatori
esterni del servizio (outsourcing). Se uso degli indicatori
di performance, questi sono focalizzati sul rispetto del contratto,
sulla conformità ai termini. Nelle organizzazioni che
gestiscono strategicamente la performance attraverso la BSC,
gli SLA definiscono come la partnership tra le unità
di business e quelle di servizio possa contribuire al successo
dell'unità di business ed a quello più generale
dell'organizzazione. In questo caso gli indicatori di performance
sono mirati a monitorare, più che una conformità,
il raggiungimento dei risultati desiderati.
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8) Nella Balanced Scorecard sono più efficaci le misure
singole o gli indici della performance?
La tematica degli indici
di performance sta riscuotendo notevole interesse ed abbiamo
ricevuto varie richieste di chiarimento sulla validità
dell’utilizzo degli indici di performance nella Balanced
Scorecard. Vediamo quindi di approfondire l’argomento.
Come abbiamo detto, un indice di performance è composto
da un insieme di singole misure e nella maggior parte dei
casi si tratta di una somma pesata di singole misure.
Oltre a tutti i fattori da considerare per validare una misura
di performance, ci sono altre tre questioni chiave da considerare
quando si definisce un indice: la normalizzazione, la pesatura
e la frequenza.
Le singole misure aggregate nell’indice possono avere
metriche, scale, polarità diverse. Abbiamo già
visto come sia necessario normalizzare le misure per poterle
aggregare.
Misure diverse hanno poi importanza diversa nell’indice
che le aggrega. Quindi la seconda operazione importante è
la pesatura delle misure. Il procedimento di pesatura è
necessariamente empirico. Si basa sull’esperienza passata,
sui dati storici, ma anche su ciò che si vuole privilegiare,
perché considerato strategico, per il futuro. Qui si
entra in un terreno piuttosto scivoloso, dove è molto
facile cadere e farsi male.
Un ulteriore fattore da tenere in considerazione è
la frequenza con cui si procede alle misurazioni. La diversità
delle frequenze di misurazione dei singoli indicatori rende
ancora più difficile il cammino.
Le misure possono avere una frequenza di misurazione differente,
alcune possono essere ad esempio, mensili, altre trimestrali,
altre annuali. Quando un indice è composto da misure
con frequenze di misurazione differenti, la frequenza di aggiornamento
dell’indice è uguale a quella della misura che
viene aggiornata meno frequentemente. Quindi se, ad esempio,
tra le misure che compongono un indice di fedeltà c’è
ne sono alcune rilevate trimestralmente, ma c’è
anche la soddisfazione del cliente che viene rilevata tramite
un questionario annuale, questo indice può essere aggiornato
sono annualmente e non può essere utilizzato per le
review trimestrali della performance. E’ un ragionamento
banale, ma spesso non averlo preso in considerazione ha portato
a sviste imperdonabili.
Se le difficoltà sono così elevate, perché
complicarsi la vita utilizzando gli indici? Sarebbe meglio
lasciarli perdere. D’altra parte l’aggregazione
ha dalla sua la potenza della sintesi. Quindi che fare? Indici
sì o indici no?
Come diceva qualcuno: bisogna avere la capacità di
vedere la foresta nel suo insieme ed ogni singolo albero.
Non decidere per un estremo ma fare in modo da bilanciare
gli estremi.
Gli indici vanno bene quando sono dedicati alla valutazione
della performance da parte del top management. Prendere in
considerazione decine o centinaia di singole misure, non aiuta
certo a vedere l’intera foresta. Costruiti con tutta
l’attenzione del caso, gli indici si rivelano strumenti
di sintesi notevoli, che devono essere, comunque, accompagnati
da un esploso delle singole misure per permettere, a richiesta,
un’analisi più approfondita della performance.
Più si scende di livello nell’organizzazione,
più l’indice di performance perde di significato,
in quando non contribuisce a conoscere per gestire. Più
si va verso l’operatività, più acquistano
valore le singole misure. Studiate con la frequenza di rilevazione
giusta per tenere l’obiettivo monitorato in modo adeguato,
prive dei pesi che potrebbero alterarne il significato ed
allineate strategicamente per avere sempre presente l’interesse
generale. La crescita coordinata di ogni singolo albero contribuisce
alla crescita della foresta.
In conclusione, tenendo presente che la BSC è uno strumento
per gestire la performance, e non solamente per valutare la
performance, gli indici di performance nella Balanced Scorecard
vanno utilizzati con molta, e sottolineo molta, attenzione.
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7) Come si costruisce un indice della performance?
Un indice di performance è
un aggregato di misure diverse, generalmente appartenenti
ad una stessa dimensione della performance.
Nella maggior parte dei casi l’indice è una somma
pesata di misure. Le misure posso essere espresse in percentuali
o in valori assoluti, possono avere polarità diverse,
possono essere accurate o indicative, hanno metriche e scale
differenti. Per poterle aggregare bisogna in qualche modo
renderle omogenee ed assegnare loro un peso che indichi l’importanza
del contributo della singola misura al valore complessivo
espresso dall’indice. Entrambe le operazioni sono del
tutto arbitrarie e per farle si possono seguire procedure
differenti.
Per renderle omogenee bisogna selezionare una scala della
performance, definire un fondo scala ed un livello di partenza
per la misura, quindi rapportare la misura a questa scala
della performance. La scala può essere quella da 0
a 10 oppure da 0 a 100 se si vuole una definizione maggiore.
Sulla necessità di definire una scala della performance
da usare per normalizzare tutte le misure che costituiscono
l’indice c’è pressoché assoluta
concordanza di tutti gli autori. Su come questa scala possa
essere impostata cominciamo ad emergere differenze. Ad esempio
alcuni suggeriscono di legare il livello 0 al livello della
performance attuale e di vincolare in qualche modo il fondo
scala al target che si vuole raggiungere (Brown 2000).
Considero questa impostazione abbastanza limitativa e di scarsa
utilità. La sua efficacia si limita al periodo di misurazione
corrente. Nel periodo successivo si procede ad un reset totale
ed ad una nuova impostazione. Definire la scala di un indice
basandosi sulla differenza tra valore attuale e valore desiderato
non consente una ripetitività della misurazione nel
tempo e quindi confronti coerenti e significativi. Preferisco
che il valore 0 di partenza ed il valore 10 (o 100) del fondo
scala siano definiti in modo arbitrario ed assolutamente non
vincolato a quelli che sono i livelli della performance attuale
e del target che si vuole raggiungere, in modo da poter utilizzare
la stessa scala in periodi di misurazione successivi.
Prendiamo come esempio un indice di fedeltà dei clienti
(CFI) basato su tre misure. Teniamo conto che il periodo di
misurazione sia l’anno e che la relazione sia una somma
pesata.
CFI = aA+bB+cC dove a,b
e c sono i pesi e A, B e C le misure così
definite:
- A L’incremento (o decremento) del fatturato
generato dalla clientela esistente
- B Il punteggio che il cliente ha dato in un questionario
sulla soddisfazione
- C Il livello di relazione
In particolare:
A è dato dall’incremento del fatturato generato
dalla clientela esistente rispetto all’anno precedente.
E’ una misura in percentuale che deriva dal sistema
delle transazioni.
B è una misura della percezione che il cliente ha dell’organizzazione
effettuata tramite la compilazione di un questionario e l’assegnazione
di un punteggio da 0 a 20.
C è il livello di relazione con il cliente, è
espresso in una scala da 0 a 8, dove 0 indica che il cliente
sta provando l’organizzazione con piccoli ordini, 8
indica che si è il fornitore preferito per il tipo
di prodotti trattati.
Come si può notare l’indice è composto
da una misura hard (A) e da due misure soft (B) e (C).
Queste misure verranno normalizzate utilizzando una scala
di performance da 0 a 10. Mentre per le misure (B) e (C) gli
estremi sono definiti (livello 0 e fondo scala), per quanto
riguarda la misura (A) gli estremi vengono definiti in modo
arbitrario sfruttando i dati storici a disposizione: livello
0 per valori <= -10%, fondo scala per valori >= 40%.
Una volta proceduto alla normalizzazione si possono assegnare
i pesi. Anche questa come si è detto è una operazione
arbitraria perché l’unico criterio a disposizione
è quello dell’esperienza empirica.
Nell'esempio assegniamo i seguenti pesi: a = 40%,
b = 30%, c = 30%, dando più importanza
all'outcome rispetto ai driver.
Aprendo una parentesi, vorrei sottolineare che per arbitrario
non intendo casuale, ma che non esistono regole definite per
l'assegnazione, che deve essere quindi fatta basandosi sull'esperienza
e sul contesto, tenendo sempre presente la possibilità
di apporre modifiche se queste sono ritenute necessarie.
Normalizzata la scala e scelti i pesi si può quindi
procedere alla selezione del target.
Nella tabella seguente sono visualizzate le operazioni effettuate.
| Misura |
Scala di Performance |
A |
B |
C |
| |
10 |
> = 40% |
20 |
8 |
| |
9 |
35% |
18 |
7,2 |
| |
8 |
30% |
16 |
6,4 |
| |
7 |
25% |
14 |
5,6 |
| Performance |
6 |
20% |
12 |
4,8 |
| range |
5 |
15% |
10 |
4 |
| |
4 |
10% |
8 |
3,2 |
| |
3 |
5% |
6 |
2,4 |
| |
2 |
0% |
4 |
1,6 |
| |
1 |
-5% |
2 |
0,8 |
| |
0 |
< = - 10% |
0 |
0 |
| |
|
|
|
|
| Peso |
|
40% |
30% |
30% |
| |
|
|
|
|
Se ad esempio la misurazione
di (A) ha dato un risultato del 10%, il questionario (B) ha
dato un risultato di 14, la valutazione (C) una media pari
4,8, l’indice di fedeltà del cliente sarà
CFI = 40%x4+30%x7+30%x6 = 5,5
Quando l’indice non è
una somma pesata delle misure che lo compongono, ma è
una funzione complessa, aumenta di conseguenza la complessità
delle considerazioni da fare.
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6) Esiste un legame provato tra soddisfazione degli stakeholder
e risultati aziendali superiori?
Il rapporto tra impresa e stakeholder
è un rapporto a due vie che rappresenta lo scambio
di valore che avviene o dovrebbe avvenire tra le due entità.
L’impresa soddisfa lo stakeholder il quale a sua volta
contribuisce successo dell’impresa. Questa dovrebbe
essere la relazione causa effetto ideale. Nella BSC e più
in generale nei sistemi di misurazione della performance,
spesso vengono evidenziati solo gli elementi che portano alla
soddisfazione dello stakeholder pensando che il contributo
venga generato automaticamente, come naturale conseguenza.
Questo rapporto causa-effetto è valido solo in quel
contesto dove la soddisfazione è condizione necessaria
e sufficiente affinché venga attivato il contributo:
un cliente soddisfatto del pane acquistato difficilmente cambierà
fornaio. Ma un cliente soddisfatto di una vacanza non si rivolgerà
nuovamente al tour operator se le mete proposte da quest’ultimo
non riscuotono lo stesso consenso della prima . Alcune volte
la soddisfazione dello stakeholder è necessaria ma
non sufficiente alla attivazione del contributo (non è
detto che il dipendente soddisfatto per le condizioni lavorative
fornisca una prestazione superiore). Altre volte ancora la
soddisfazione dello stakeholder non è considerata necessaria
(esempio: pensiamo a certe situazioni nel settore assicurativo)
ed il contributo non è un effetto della soddisfazione
ma viene forzato da un contesto sfavorevole allo stakeholder.
Quindi a parte la relazione causa effetto ideale dove lo stakeholder
soddisfatto partecipa al successo dell’organizzazione
dando un adeguato contributo, ci possono essere situazioni
dove la stakeholder è soddisfatto ma non dà
un contributo adeguato, o non dà affatto un contributo,
e situazioni dove lo stakeholder dà un contributo pur
non essendo assolutamente soddisfatto.
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5) Può la Balanced Scorecard essere utilizzata come
sistema di reporting verso l’esterno?
Distinguerei nettamente
tra imprese private e organizzazioni del settore pubblico.
C’è una reale esigenza, da parte di analisti
ed investitori, di ottenere dall’impresa maggiori informazioni
di carattere non finanziario. Per soddisfare questa richiesta
le aziende private che utilizzano con successo la Balanced
Scorecard potrebbero rendere noti all’esterno i risultati
ottenuti.
Di fatto solo poche imprese in passato hanno introdotto nel
loro Annual Report informazioni sull’uso della Balanced
Scorecard: ad esempio Ingersoll Rand ed Energy West.
Comunque facendo estrema attenzione a fornire informazioni
più sulla natura dello strumento adottato che sui risultati
ottenuti e non dando continuità alla cosa in report
successivi. Questa reticenza è piuttosto comprensibile.
La BSC e la mappa strategica possono essere considerati efficaci
strumenti di comunicazione interna utilizzati per eseguire
correttamente la strategia dell’organizzazione. Una
buona BSC dovrebbe chiarire e rendere esplicita la strategia
aziendale. Se così è, perché un’impresa
privata dovrebbe rendere noto alla concorrenza quale è
la propria strategia e in che modo la si sta perseguendo?
La trasparenza è certamente apprezzabile e, come ben
sappiamo, non è mai abbastanza. Talvolta, come è
successo per Skandia in passato, è anche un segno di
forza. Ma eccedere può essere anche controproducente.
Se effettivamente la BSC è un programma strategico
all’interno dell’organizzazione, che aiuta l’organizzazione
ad eseguire correttamente una strategia per acquisire un vantaggio
competitivo, dare informazioni di così vitale importanza
alla concorrenza mi sembra decisamente fuori luogo.
Discorso diverso per le organizzazioni del settore pubblico.
Informare l’esterno sulla propria strategia e sui progressi
ottenuti nella sua implementazione è estremamente positivo,
stimolante ed ovviamente auspicabile. Aiuta la comunità
e l’autorità a capire come sono spesi i soldi
affidati alla organizzazione. Aiuta le organizzazioni che
operano nello stesso settore ma in territori differenti a
confrontarsi e confrontare le proprie strategie per migliorare
sempre più il livello dei servizi offerti. Un esempio
notevole è Centerlink in Australia. Un'unica attenzione.
La BSC è un programma di performance management tanto
più efficace quanto più tagliato a misura dell’organizzazione
che lo adotta. Ridurlo ad un programma di benchmarking uniformando
sia gli obiettivi strategici sia le misure vuole dire ridurne
notevolmente le potenzialità. Da strumento in mano
agli operatori per poter gestire la propria performance ed
ottenere i risultati desiderati a strumento di valutazione
di una autorità per confrontare come si comportano
le organizzazioni che ne fanno capo rispetto ad un set di
obiettivi e misure comuni. La differenza concettuale e pratica
è notevole. Nel primo caso si utilizza la BSC come
un programma di gestione della performance. Un esempio significativo
è il Duke Children’s Hospital. Nel secondo caso
si utilizza la BSC come un sistema di misurazione e reporting
della performance. Un esempio significativo è il reporting
bilanciato effettuato dalla rete degli ospedali dell’Ontario
in Canada.
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4) Che cosa è un performance index (indice di performance)?
Un performance index è
una combinazione di singole misure associate assieme e pesate
in modo opportuno per formare un unico indicatore di performance.
Da qui si vede subito che il livello di performance indicato
dall’indice dipende fortemente sia dalle misure discrete
scelte per comporre l’indice, sia dai pesi assegnati
alle singole misure, le quali, tra l’altro, potrebbero
essere basate su metriche differenti ed avere polarità
differenti.
Gli indici di performance sono interessanti per la loro caratteristica
di condensare l’informazione contenuta in più
misure, talvolta effettuate con metriche differenti. Il rovescio
della medaglia è che cambiamenti significativi di una
delle singole misure che compongono l’indice possono
essere attenuati e mascherati nel dato complessivo. Un indice
di performance, per correttezza, dovrebbe essere sempre accompagnato
dal dettaglio delle sue singole componenti. Di grande aiuto,
in questo caso, sono gli applicativi software dedicati alla
BSC che permettono di esplodere un indice nelle sue componenti
con un semplice click del mouse.
Indici che includono più dimensioni della performance
sono poco credibili e poco significativi. Per essere significativo
un indice dovrebbe essere impostato su una singola dimensione
della performance: la fedeltà dei clienti, la soddisfazione
dei dipendenti, la crescita, la performance finanziaria.
Gli indici sono utili per la macro-prospettiva che offrono
soprattutto al top management che deve monitorare la performance
complessiva dell’organizzazione (BSC a livello corporate
o a livello unità di business). Nel cascading, cioè
nello sviluppo delle BSC che seguono (ad esempio a livello
di dipartimento, reparto, squadra) gli indici dovrebbero essere
via via sostituiti da misure discrete direttamente collegate
alla performance delle singole entità.
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3) Che differenza c’è tra Performance Measurement
( misurazione della performance) e Performance Management
(gestione della performance) ?
La misurazione della performance
è il processo che permette di quantificare e, se vogliamo,
valutare la performance tramite il confronto tra i livelli
raggiunti da un set di parametri appropriati ed i livelli
target stabiliti come riferimento.
La gestione della performance è un approccio sistematico
al miglioramento della performance.
La gestione della performance definisce gli obiettivi da raggiungere
e usa le informazioni che derivano dalla misurazione della
performance per imparare dall’esperienza e migliorare
la performance tramite interventi correttivi. La misurazione
della performance può essere inquadrata come componente
critico della gestione della performance. Se la misurazione
della performance è legata non ad obiettivi generici
di miglioramento, ma agli obiettivi del piano strategico dell’organizzazione
si può parlare di gestione strategica della performance
(Strategic Performance Management).
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2) Quali sono le differenze tra la Balanced Scorecard e la
KPI Scorecard (key performance indicator Scorecard)?
La differenza fondamentale consiste nella descrizione della
strategia. La KPI Scorecard deriva dai programmi di Total
Quality Management ed adotta misure tese a monitorare programmi
e processi. La KPI Scorecard, se bilanciata supera i limiti
delle misure solo finanziarie, ma è inadeguata nell’allineamento
dell’intera organizzazione attorno ai temi strategici
derivanti dalla missione e dalla visione dell’impresa.
La Balanced Scorecard invece riflette la strategia dell’organizzazione.
Se è fatta bene è possibile comprendere la strategia
dell’organizzazione semplicemente guardando la BSC.
La KPI Scorecard è un sistema di misura. La BSC è
un sistema di management strategico.
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1) Qual è la migliore
soluzione software per la Balanced Scorecard?
Non esiste in assoluto una
soluzione software migliore delle altre. Tutte le soluzioni
certificate da BSCol presentano degli standard piuttosto elevati
e conformi a quelle che sono le logiche alla base della Balanced
Scorecard. A parte alcune considerazioni prettamente funzionali,
i criteri per scegliere una soluzione piuttosto che un'altra
risiedono più su ciò che sta attorno al core
applicativo e ne costituisce il corredo. Se vogliamo utilizzare
un termine abusato: ciò che rappresenta il valore aggiunto
del fornitore. Nella sezione software vengono indicati alcuni
elementi che possono essere presi in considerazione per valutare
la soluzione da scegliere. Mi preme comunque notare che, prima
di tutto, è importante ed opportuno individuare le
esigenze particolari che tale soluzione deve soddisfare. Queste
esigenze non possono essere definite a priori in un elenco
generico, ma sono le specifiche richieste che emergono in
fase di sviluppo della propria BSC e che ne caratterizzano
in maniera significativa l'implementazione. Avendo chiaro
questo contesto, è poi più facile operare una
software selection efficace ed adeguata alla propria realtà.
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L ’organizzazione
degli architetti della Balanced Scorecard
Robert S. Kaplan e
David P. Norton
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